Prima del 1404, quando si dette volontariamente a Venezia, Belluno aveva già vissuto una lunga storia, da quando Belunum era stato municipio romano della tribù Papiria, passando per il periodo a cavallo del 1000, in cui erano i vescovi a detenere il potere, prima del periodo comunale e di una fase con frequenti passaggi di potere fra le signorie dei Trevisani, degli Scaligeri, dei Visconti e di molte altre. Dopo il passaggio sotto Venezia la città subì un profondo riassetto urbanistico, con la ricostruzione del Duomo, l’abbellimento di Via Mezzaterra, la costruzione di Santo Stefano. Belluno seguì la sorte di Venezia anche nel periodo napoleonico e in quello del dominio austriaco (1813-1866), per subire, poco dopo l’unione all’Italia un grave terremoto (1873). I piatti bellunesi sono un innesto di cucina montanara sulla base gastronomica veneta. Caratteristici gli gnocchi alla cadorina, i casunziei (ravioli con zucca, barbe rosse o spinaci, prosciutto e cannella), la lasagne di fornel, il riso alla lamonese con i fagioli di Lamon, il pastin (macinato di manzo e maiale cotto nel vino), lo schiz (formaggio alla griglia), le costolette di agnello di Alpago (presidio Slow Food), nonché i piatti di selvaggina. Centro monumentale della città è Piazza Duomo, su cui affacciano il Palazzo dei Rettori (rinascimentale, notevole la Torre dell’Orologio del 1549), il Museo Civico, che custodisce reperti archeologici e opere di artisti bellunesi, la Torre Civica (unico resto dell’antica struttura del rimaneggiatissimo Palazzo dei Vescovi-Conti), oltre ovviamente al principale edificio religioso cittadino. Il Duomo fu costruito nelle forme attuali nel ‘500. Conserva dipinti di Cesare Vecellio e Palma il Giovane. Notevole il Campanile, alto 67 metri, opera di Filippo Juvarra (1743).In centro merita fare un salto in Piazza del Mercato (o delle Erbe; al centro fontana di San Lucano, del 1410) e nella suggestiva Via Mezzaterra, già asse del “castrum” romano, caratteristica per i palazzetti di stile veneziano.Piazza dei Martiri, popolarmente il Campedel, fino all’Epifania è lo scenario del Mercatino di Natale. Vi si arriva dal centro storico passando per l’antica Porta Doiona. Sulla Piazza affacciano palazzi dei secoli XVIII e XIX e la Chiesa di San Rocco. Più bella la Chiesa di S.Stefano, gotica, con sculture di Andrea Brustolon. Fuori porta Villa Buzzati, con l’annessa chiesetta dove è sepolto il famoso scrittore, che a Belluno era nato. Fra i primati di Belluno, la più alta densità italiana di fontane e di monumenti agli alpini, compreso uno “al mulo e al suo conduttore”. Solo una ventina di anni fa erano 3.000 gli alpini di stanza in città, dove aveva sede la storica Brigata Cadore. Il suo scioglimento nel 1997 fu un trauma, anche economico, per la città, la cui economia è comunque ben salda, grazie alle industrie di occhiali ed elettrodomestici. Impianti da sci si trovano già nel territorio comunale, al Nevegal, comprensorio che conta 40 km di piste e due anelli per il fondo, penalizzato in parte, malgrado l’ampio ricorso all’innevamento programmato, da mancanza di neve per la bassa quota (il Col Visentin, tetto del gruppo, tocca quota 1763). Risalendo il Piave, superata Longarone ricostruita dopo il dramma del Vajont di 40 anni fa, troviamo Pieve di Cadore, patria di Tiziano, la cui casa natale è un piccolo museo di cimeli. Lasciato il Piave, risalendo il corso del Boite, si giunge presto alla magnifica conca di Cortina d’Ampezzo, incorniciata dallo scenario dolomitico del Sorapis, del Cristallo, delle Tofane, del Pomagagnon, sulla cui fama internazionale come centro di villeggiatura e di sport invernali, oltre che come punto di partenza della celebre Grande Strada delle Dolomiti, è superfluo dilungarsi.
Giovanni Staiano – Nuovo forum, nuovo sito: www.mtgforum.it

da: http://it.wikipedia.org

Il nome della città deriva dal celtico belo-dunum che significa collina splendente, proprio per la posizione favorevole che occupa l’abitato nel cuore della Valbelluna. La città fu fondata attorno al 200 – 220 a.C. e a partire dal 181 a.C. la Città diventò una strategica base militare romana e il “municipium Bellunum” al tempo di Augusto entrò con un ruolo di primaria importanza nella X Regio Venetia et Histria. La particolare ubicazione geografica il controllo assoluto grazie alla costruzione della prima torre di quello che oggi è il castello di Zumelle, sulla via di comunicazione più importante verso il nord, la Claudia Augusta Altinate, la resero una roccaforte inespugnabile. Nonostante tutto i barbari arrivarono comunque in città ed iniziò il lento ed inesorabile tramonto della città romana. Belluno rimase a lungo sotto il dominio longobardo (VI sec. D.C.) e carolingio (VII sec.), e al termine del nono secolo si affermò un governo aristocratico del Vescovo Conte e si definì la città medievale con castello, cinta di mura, porte e torri. Belluno fu anche una delle località interessate dalle vicende umane e storiche che si svolsero tra il XI secolo e il XIII secolo e dalle numerose proprietà che videro protagonisti i vari componenti della famiglia degli Ezzelini. Proprietà che furono certosinamente accertate, censite e documentate dopo la loro definitiva sconfitta avvenuta a Treviso nel 1260. Questo fu un periodo caratterizzato da sanguinose guerre esterne contro i trevigiani, in particolar modo durante il periodo di governo del sagace vescovo conte Giovanni II che estese i domini bellunesi fino alla fertile pianura di Montebelluna, ma ben presto la superiorità di Venezia obbligò il governo bellunese ad optare, non senza gravi divergenze interne, alla dedizione spontanea alla città lagunare nel 1404 anno in cui si conclusero guerre esterne contro i Trevigiani e le lotte interne fra le varie fazioni. In tal modo si poté rinnovare il tessuto urbano grazie alla costruzione di case e palazzi dei nobili e della nascente borghesia, in un clima di nuova prosperità economica favorita dagli intensi rapporti con Venezia, cui si fornivano legname e spade. Il Piave fu in questi secoli l’importantissima via di navigazione delle zattere, prezioso legname che dai boschi del Cadore al mare riforniva la Serenissima e alimentava l’attività economica di artigiani, segherie, porti. Dopo il breve periodo napoleonico (1797-1815), in cui fu costituito il Dipartimento della Piave, Belluno passò all’Austria e poi al Regno d’Italia. Belluno è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale. Supponendo di arrivare in auto presso la città, posteggiandola presso il parecheggio di Lambioi e poi salendo con la scala mobile, dalla quale si gode la vista di un panorama sulla Valbelluna, si arriva nel cuore della città antica. Qui è situata la piazza Duomo dove si erge il campanile progettato nel ‘700 da Filippo Juvarra, e dove si affacciano i palazzi dell’antico potere cittadino, il palazzo dei Rettori del 1491 (oggi prefettura), il palazzo rosso del municipio e il palazzo dei vescovi oggi sede dell’ Auditorium, eretto nel 1190 dal vescovo-conte Gerardo de’ Taccoli: costruzioni su cui lo stile nordico si fonde allo stile architettonico veneziano con bifore e polifore a sesto acuto, portici cornicioni e ornamenti ; ancora ciò che colpisce lo sguardo è la fontana centrale costruita nel 1411, la nuova statua posta in cima al pilastro è di produzione recente e rappresenta San Joatà (la statua originale è conservata nel vicino Museo Civico). La cattedrale risalente alla fine del 1400 si sviluppa su tre navate con l’abside rivolto verso occidente, il progetto dell’attuale Cattedrale è attribuito a Tullio Lombardo, architetto veneziano, che venne a Belluno nel 1517 quando i lavori di costruzione erano già stati iniziati da qualche tempo sotto la direzione di un capomastro del luogo, un certo Nicolò Tagliapietre, autore anche dell’Orologio del Palazzo dei Rettori. Camminando per la suggestiva via Mezzaterra (l’antico decumano massimo della città romana) su cui si affacciano decine di palazzi tutti risalenti all’arco temporale incluso tra 1300 e 1600, si giunge alla chiesa di San Pietro collegata a uno dei chiostri del’attiguo Seminario Gregoriano, come è documentato da un iscrizione all’interno dell’attuale Cappella Fulcis, la chiesa di S. Pietro fu terminata nel 1326, dopo più di quarant’anni di lavori, svoltisi in concomitanza con il Giubileo del 1300 indetto da Bonifacio VIII. La chiesa, costruita dai frati minori in stile gotico, oggi si presenta in stile barocco con numerose opere d’arte: ben cinque dipinti dei Andrea Schiavone (San. Pietro, San Paolo, l’Annunciazione …), tre capolavori di Sebastiano Ricci nella Cappella Fulcis (costruita nel 1704 tra la chiesa e la sacrestia): una Sacra Conversazione, su tavola, collocata nell’abside, e i due affreschi: “Decollazione di San Giovanni Battista” e “Chiamata di San Pietro” e soprattutto le due pale lignee di Andrea Brustolon. In alto, sul presbiterio, vi è uno dei pochissimi esempi di organo fonocromico a due manuali di Giovan Battista De Lorenzi (1860). Ai due estremi della città antica si possono ammirare, pressoché integre, le due porte principali, l’imponente porta Dojona a nord e, con i suoi merletti in pietra e mattoni, porta Rugo a sud, nei pressi della quale si trovano anche il Palazzo del Capitano e la cinquecentesca chiesa di Santa Maria dei battuti. Pochissimi resti di mura testimoniano la presenza di un castello che sorgeva nella parte superiore della città antica alle spalle della quale, appena fuori dalla cinta muraria, si apre quella che oggi è la piazza dei Martiri (detta “Campedel”) considerata il salotto dei bellunesi con la sua lunga passeggiata (detta “listòn”), i suoi portici e la cinquecentesca chiesa di S. Rocco con opere di Padre Santo da Venezia e Luigi Cima, particolare della chiesa di S. Rocco è la presenza sulla lunetta al di sopra della porta di una bassorilievo che rappresenta la Belluno medioevale. Proseguendo verso est e oltrepassando piazza Vittorio Emmanuele, su cui si affaccia il teatro Comunale, si giunge in via Roma e da lì si arriva alla chiesa di Santo Stefano. La chiesa di S.Stefano, la cui costruzione viene deliberata nel 1463, sostituì l’antica chiesetta di S.Maria delle Grazie. Nel 1480 durante i lavori di scavo viene portato alla luce il sarcofago di Flavio Ostilio, ora custodito nel cortile di palazzo Crepadona. A sostegno delle volte a crociera, e considerati fra le opere d’arte più interessanti conservate nella Chiesa, vi sono due angeli di Andrea Brustolon (autore anche di un crocifisso – sulla parete della navata sinistra); nella Cappella Cesa (1485) a sinistra del presbiterio: un altare ligneo intagliato, attribuito al bellunese Andrea di Foro (XV sec), con piccoli affreschi nella cornice attribuiti a Matteo Cesa; affreschi nelle pareti centrali di Jacopo da Montagnana, raffiguranti il martirio di S.Stefano, la conversione di Paolo, vita del Cristo, tornati alla luce da sotto l’intonaco con il terremoto del 1873. Sembra che l’altare provenga dall’antica Chiesetta di S.Maria delle Grazie. Inoltre, da segnalare: il tabernacolo ligneo di frate Francesco della Dia; tele della scuola di Vecellio, una “Adorazione dei Magi”, forse della bottega di Tiziano; quindici formelle di rame ed una in tela di Francesco Frigimelica nella cappella di sinistra; tele di Cesare Vecellio e del Frigimelica sulla parete del battistero. A lato della chiesa sorge il convento dei Serviti con il chiostro gotico oggi sede dell’intendenza di finanza. Sorge poco lontano dalla chiesa di Santo Stefano, al termine delle “scalette” l’unico esempio di chiesa in stile romanico della città dedicata a San Biagio. Ogni anno all’interno manifestazione di “Oltre le vette – metafore, uomini, luoghi della montagna” vengono effettuati una serie di incontri, concerti, convegni, mostre, rappresentazioni teatrali.. dedicati alla montagna. All’interno del festival estivo (luglio-agosto) “Filo D’Arianna” si svolgono manifestazioni fra le più diverse che coinvolgono le arti della danza, teatro, installazioni artistiche, mostre fotografiche, videoproiezioni e quanto altro abbiano da offrire singoli artisti (giovani proposte o scambi con altre città) o associazioni che vengano coinvolte dall’organizzazione. La “sagra de i fiŝciòt” è senza dubbio la più caratteristica fiera della città e si svolge in primavera. La festa religiosa prevede una lunga processione con la statua della Madonna Addolorata custodita in una cappella laterale della chiesa di Santo Stefano. La festa prevede una fiera con numerosi stand gastronomici e di artigianato locale. Alla sera la città viene illuminata da una festa di fuochi pirotecnici.La Fiera di San Martino, patrono della città, si svolge a novembre e prevede, oltre alla già citata ex tempore internazionale di scultura su legno, un vivace mercato dell’antiquariato e di degustazione dei prodotti locali con le immancabili castagne accompagnate da vino novello. Il tutto viene coronato alla sera con un concerto di musica sinfonico-corale nella Cattedrale. Belluno è raggiungibile con il treno dalle vie provenienti da Padova o in direzione opposta da Venezia. Dalla stessa direzione è raggiungibile da Ponte nelle Alpi e quindi dalla direzione di Calalzo (a settembre 2006 le cronache parlano di estendere la linea fino a Cortina) oppure dalla zona dell’Alpago, direzione Venezia. La città è inoltre dotata di un piccolo aeroporto civile (sede di un aeroclub locale). Le principali statali che si dipartono da (o che arrivano a) Belluno vanno in direzione di Feltre (verso Padova oppure Trento), di Treviso (strada per Caerano S.Marco, Quero e così via), di Agordo, di Ponte nelle Alpi e Longarone, dell’Alpago e di Vittorio Veneto (strada detta “Sinistra Piave” da Belluno). Numerosi sono gli Hotel, i Bed & Breakfast, le pensioncine o le case con stanze, in zona ed in provincia, non mancano osterie, taverne, trattorie, ristoranti ed agriturismi sia in centro città che nelle immediata vicinanze.


 

Novembre: 2009
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