San Donà di Piave: “l’isola di Lefkada” e “i Pappagalli”

ans_logoSegue la programmazione 2009 delle attività del Pendolino e dell’Associazione Naturalista Sandonatese: serate divulgative, incontri al Centro Educazione Ambientale, presentazione pubblicazioni,  escursioni guidate ed alcune “dritte” sull’amministrazione del patrimonio ambientale locale.

Buona lettura e non facciamo… gli struzzi! L’Ambiente non è cosa nostra: ce l’abbiamo in comodato d’uso e alla fine lo dobbiamo dare a chi ci seguirà, nella staffetta della vita.

LEFKADA: VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLA NATURA DI ULISSE

Relatore: Michele Zanetti

SAN DONA’ DI PIAVE, mercoledì 06 maggio 2009 ore 20.45
Saletta conferenze Centro Culturale “Leonardo da Vinci”

Alcuni studiosi sostengono che Lefkada, isola dello Jonio greco appartenente all’arcipelago dell’Etanesso, sia l’antica Itaca, la mitica patria di Ulisse.

A convincere gli archeologi, più ancora della presenza di resti lapidei di antichi insediamenti, è la presenza d’acqua dolce, che rende l’isola abitabile e coltivabile, a differenza dell’altra, supposta Itaca.

Comunque sia la Lefkada consegnata dalla storia al presente è un luogo di leggendaria bellezza. Non è famosissima la Leucade dei Veneziani; e non è celebrata e conosciuta al pari di altre realtà insulari della Grecia. Essa esprime tuttavia il fascino di una bellezza antica, di una storia tormentata dalla perenne contesa tra Veneziani e Turchi, di un declino inevitabile dell’antica cultura contadina e di una natura vincente.

I colori di Lefkada sono i colori del Mediterraneo e i suoi cieli sono luminosi e profondi, ma anche forieri di tempeste. I suoi venti sono tiepidi e impetuosi e la solitudine dei suoi paesaggi d’entroterra profuma d’Arcadia.

La serata non propone il classico reportage di viaggio, ma il diario e soprattutto gli esiti di una scoperta. Verranno descritte con parole e immagini le atmosfere e i paesaggi costieri, la flora rigogliosa e i paesaggi carsico-montani, i grandi alberi e lo scrigno dell’acqua. Lo stesso, cui probabilmente s’è dissetato il mitico Ulisse, sovrano navigatore e guerriero.

Le isole, del resto, sono sempre luoghi di speciale fascino. Sempre, infatti, la storia naturale e quella dell’uomo le ha trasformate in laboratori di biodiversità e di cultura. Andar per isole, dunque, nella laguna veneziana come nel Mediterraneo, rimane una delle avventure culturali più coinvolgenti, che apre la mente e lo spirito e dispone alla scoperta della stupefacente diversità di natura, di paesaggio e di storia che le stesse isole riescono ad esprimere.

Ed anche…

SUL PARCO DEI PAPPAGALLI DI SAN DONÀ

La realizzazione imminente di un “Parco dei pappagalli” di dimensioni continentali a San Donà, di cui si apprende dalla stampa locale, ha destato notevoli perplessità. Pur considerando la cosa con la massima apertura mentale e pur avendo da tempo preso atto che la cultura scientifico-naturalistica dei cittadini e degli amministratori italiani è una chimera, riteniamo infatti opportuno esprimere alcune considerazioni nel merito.

Innanzitutto il dato relativo alle priorità: a San Donà si continua a consumare irreversibilmente la preziosa risorsa-territorio come se questa stessa fosse illimitata e come se esistesse una emergenza abitativa che in realtà è soltanto speculazione. La raccolta differenziata dei rifiuti è lontana da quella dei comuni virtuosi prossimi alla stessa San Donà (e oltretutto di dimensioni inferiori, vedi ad esempio Maserada). L’energia alternativa è ignorata e scarsamente o per nulla incentivata. L’acqua che scorre nel centrale canale Piveran (sito archeologico di San Donà) è fogna pura e nera, con un carico batterico da fare invidia ai laboratori per la guerra biologica.

L’aspirazione all’esotismo dei Sandonatesi è peraltro ampiamente soddisfatta dalla realtà di un ambiente territoriale degradato e globalizzato. Nelle acque del territorio comunale sono infatti abbondanti organismi alloctoni come le tartarughe americane Trachemys scripta, i molluschi bivalvi Anodonta woodiana e i gamberi americani Orconectes limosus. Le nutrie stanno conquistando la Pianura Veneta Orientale e quanto ai pesci sono ormai più le specie alloctone che quelle autoctone. Se a questo si somma il dato per cui cittadini e amministratori non conoscono neppure il significato del termine Biodiversità, che si riferisce ad un patrimonio di vita selvatica autoctona la cui salvaguardia costituisce una delle dodici grandi emergenze planetarie, viene infine da chiedersi: a cosa serve un parco dei pappagalli?

Forse a fare immagine; ormai in questo Paese disgraziato conta solo quella.

Eppure a qualche chilometro dal centro di San Donà vivono e nidificano migliaia di fenicotteri rosa, di aironi guardabuoi, di spatole, di cavalieri d’Italia, di marangoni minori, di oche selvatiche e di decine e decine di altre specie di uccelli.

Quanto ai pappagalli va detto che ci sono anche quelli: il parrocchetto dal collare (Psittacula krameri) frequenta abitualmente questo territorio e forse già vi nidifica.

Insistiamo allora nel porci la banale domanda: a cosa e a chi serve un Parco dei pappagalli?

Il Presidente

Michele Zanetti

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