Scarpe & Cervello 6.9.2009: Il corridoio infrastrutturale della Val Canale-Canal del Ferro visto dalla vecchia ferrovia Pontebbana

Corridoio infrastrutturale della Val Canale-Canal del Ferro visto dalla vecchia ferrovia Pontebbana

Corridoio infrastrutturale della Val Canale-Canal del Ferro visto dalla vecchia ferrovia Pontebbana

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la proposta di Moreno Baccichet e di Legambiente Friuli Venezia Giulia per l’escursione in Val Canale e  Canal del Ferro.

Le uscite fanno parte del programma 2009 di Scarpe & Cervello.

Si consiglia la lettura integrale dell’articolo anche a coloro che non sono interessati all’uscita per le utili informazioni e consigli proposti.

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Buona escursione!

Domenica 6 settembre 2009

Il corridoio infrastrutturale della Val Canale-Canal del Ferro visto dalla vecchia ferrovia Pontebbana

Ritrovo ore 9,30 a Tarvisio di fronte alla colonia dei Balilla o Gil

Val Canale-Canal del Ferro

Val Canale-Canal del Ferro

Scarica documento .pdf: Corridoio di infrastrutture

Il canale del Fella da sempre fu infrastrutturato per mettere in collegamento la Pianura Padana con le regioni del Nord Europa. Circa centotrenta anni fa fu costruita la moderna ferrovia che avrebbe collegato il nuovo Regno italiano con la Mitteleuropa attraversando un ambiente aspro e difficile. Il tratto italiano arrivava fino al confine di Pontebba e, solo dopo il 1918, anche il tratto costruito dagli austriaci fino a Coccau entrò a far parte del patrimonio ferroviario italiano.

Oggi, dopo la costruzione della nuova ferrovia Pontebbana, la storica infrastruttura è stata abbandonata e ora alcuni comuni, coordinati dalla Provincia di Udine, hanno predisposto i progetti per recuperare il sedime ferroviario come pista ciclo pedonale.

I motivi della visita

Colonia dei Balilla o Gil

Colonia dei Balilla o Gil

La Val Canale e il Canal del Ferro per secoli hanno avuto uno spiccato significato legato alle importanti funzioni di collegamento che le valli dello Slizza e del Fella tenevano tra l’area Carinziana e quella Friulana.

Molto, ma non abbastanza, si è scritto sull’antica viabilità medievale che in un primo momento aveva forse più alternative di oggi. Infatti, il Fella è sempre stato un fiume impetuoso, facilmente poteva interrompere le comunicazioni e ancor più facilmente poteva distruggere manufatti e opere viabilistiche. Il confine tra Carinzia e Friuli era un tempo a Pontebba.

Oggi quel confine non si riesce più a rilevarlo, mentre meno di cento anni fa, nel primo dopoguerra, Olinto Marinelli poteva ancora riconoscerlo: “Il Pontebbana rappresenta una frontiera etnica. Da tempo i viaggiatori che lo attraversavano trovano strano che un breve ponte possa segnare una distinzione così marcata come quella esistente fra Pontebba e Pontafel, nell’una delle quali località, dalla fisionomia degli abitanti ai tetti delle case, tutto è italiano, nell’altra tutto tedesco (…) basta allontanarsi pochi chilometri da Pontafel per accorgersi che subito oltre questa località comincia un territorio sloveno, tale essendo nonostante il nome tedesco, quello di Leopoldskirchen.

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Seguendo oltre la via, a Lussnitz si è però di nuovo fra tedeschi e così fino a Malborghetto; ma poi ad Uggowitz ci si trova un’altra volta in mezzo a slavi, e vi si rimane fino a Saifnitz, per raggiungere a Tarvis un centro essenzialmente tedesco”. (Olinto Marinelli, Il confine della Pontebba, “rivista della Società Filologica Friulana”, A.II (1921), 31-38)

Nel 1879 per raggiungere quel confine fu costruita una grande opera infrastrutturale, la ferrovia pontebbana, che per prima cambiò l’aspetto stesso della vallata. Se in antico ogni passo era buono per mettere in collegamento stati diversi, ora il trasporto delle merci e delle persone veniva diretto in modo particolare su specifici punti e valichi. Cominciò così a costruirsi una sorta di vocazione infrastrutturale per il fondovalle.

Con il passare del tempo le infrastrutture di collegamento sono aumentate e sono cambiate per forma e dimensione. La ristrutturazione ottocentesca della strada statale, la recente costruzione dell’autostrada e della nuova ferrovia, la realizzazione dei metanodotti, ecc., hanno depositato in Val Canale e Canal del Ferro una serie di oggetti che non solo hanno cambiato il paesaggio, ma anche il modo con il quale l’ambiente viene percepito da chi attraversa la valle.

Le nuove strutture di comunicazione veloce ci offrono inedite occasioni prospettiche e percettive della vallata. L’intricato sviluppo di questi fili viabilistici ha costruito un corridoio infrastrutturale che a sua volta è diventato un paesaggio.

Le strade o le ferrovie offrono punti di osservazione e a loro volta richiamano l’occhio ad osservare viadotti e opere di ingegneria che non hanno un valore estetico, ma simbolico. Sono l’emblema di un innato desiderio di controllare e “misurare” l’ambiente.

Con questa escursione vogliamo interpellare i luoghi stessi in merito alle trasformazioni degli ultimi decenni e alla capacità di questi nastri trasportistici di determinare una radicale operazione di omogenizzazione del fondovalle. Quelle marcate differenze che solo nel 1922 Marinelli rilevava, oggi non sono più percepibili e l’organizzazione dei campi e dei villaggi è difficilmente leggibile.

Per verificare queste trasformazioni percorreremo la ferrovia costruita cento trentanni fa e che oggi si sta recuperando come pista ciclo pedonale.

Il progetto è ancora all’inizio, ma già si presenta come un’opera importantissima, una buona pratica, che vogliamo testare fin dall’inizio percorrendo uno dei primi tratti recuperati. Fra non molti anni sarà possibile andare a piedi o in bicicletta da Tarvisio fino al mare attraverso importanti dorsali del trasporto leggero.

Un edificio da salvare

Il punto di ritrovo per iniziare l’escursione è il piazzale di un importante edificio ora abbandonato. Si tratta della colonia dei balilla costruita dagli ingegneri D’Orlandi, Morelli de Rossi e Petz, a seguito di un importante concorso svoltosi nel 1934.

Nel 1933, in pieno regime, la riorganizzazione dell’attività sciistica nazionale decretò che Tarvisio, che allora era ancora percepito come un territorio austriaco, diventasse uno dei poli del nuovo turismo invernale con corsi sciistici per i giovani che iniziavano il 15 dicembre e finivano il 15 marzo.

Per fornire assistenza alle centinaia di giovani che avrebbero raggiunto Tarvisio il regime incaricò l‘Opera Nazionale Balilla della costruzione di una grande Colonia Alpina. Si trattava di uno dei primi progetti di turismo sociale, contemporaneo alla grande colonia marina che il Partito Fascista si era preso l’incarico di costruire a Lignano.

La colonia poteva contenere più di 500 ragazzi all’interno delle grandi camerate e, come scriveva un giornalista nel 1936, “è ispirata a stretto razionalismo sia nelle parti distributive che in quelle tecniche e decorative”.

Si tratta infatti di uno dei pochi edifici del così detto ‘razionalismo’ conservatisi in Friuli nel dopoguerra. Le scelte formali assunte dalla terna di ingegneri erano ispirate ai canoni più aggiornati dell’architettura moderna degli anni ’30. La semplice composizione dei volumi interrotti in facciata dalla moderna soluzione della campana civica era senza dubbio il primo segno di modernità a Tarvisio.

Oggi l’edificio non solo è abbandonato e volutamente lasciato marcire, ma si progetta persino la sua demolizione per far posto a un moderno albergo.

La scelta di far partire l’escursione tarvisiana da questo luogo proprio in corrispondenza con l’inizio della campagna nazionale di Salvalarte, dedicata alla tutela dei beni culturali, ci è utile per affermare con forza la necessità di salvare questo edificio così importante non solo per la storia di Tarvisio, ma per quella generale del Friuli.

L’escursione

La camminata avrà inizio dal piazzale della Colonia dei Balilla dalla quale raggiungeremo il vecchio sedime ferroviario nel punto in cui usciva dalla cittadina. Oggi questo tracciato viario è stato trasformato in una comoda viabilità ciclo pedonale che permette di compiere una esperienza percepibile solo con un transito lento e attento, cioè di percepire nel tratto Tarvisio Malborghetto, la dolce forma della sella che divide il bacino danubiano da quello adriatico.

Lungo l’ex ferrovia avremo modo di osservare le altre infrastrutture che attraversano la valle, la nuova ferrovia, l’autostrada, la statale, gli elettrodotti, il gasdotto, gli impianti di risalita, ecc. Discuteremo così, passeggiando, dell’impatto di queste attrezzature sul paesaggio culturale del fondovalle su come in un ambiente alpino in fin dei conti poco insediato si sia lentamente costruito uno dei paesaggi più moderni della regione.

Per ora di pranzo arriveremo a Malborghetto dove durante la sosta provvederemo a farvi recuperare le auto lasciate a Tarvisio.

Nel pomeriggio abbiamo organizzato un laboratorio fotografico sul paesaggio che si svolgerà a Dogna.

In sostanza cercheremo di ricostruire, con l’uso della fotografia, le trasformazioni del paesaggio di Dogna partendo da alcune fotografie storiche scattate ai principali manufatti ferroviari nel 1879, in occasione della costruzione della ferrovia.

Questa esperienza dovrebbe finire entro le ore 17,00.

Per partecipare

Per arrivare al punto del ritrovo percorrete la statale della Val Canale Canal del Ferro, oppure l’autostrada UdineTarvisio e attraverso queste due importanti strade raggiungete Tarvisio.

Prima di entrare in paese incrocerete il punto in cui la ferrovia superava la strada statale con un ponte. Passate sotto e svoltate subito a sinistra e poi nuovamente a sinistra seguendo le indicazioni che segnalano il palasport e i campi da tennis. Dopo una breve salita vi troverete sul piazzale della Colonia.

L’escursione prevede una camminata lenta di circa tre ore su un fondo asfaltato, per cui vi consigliamo comode scarpe da ginnastica. La passeggiata è adatta anche ai bambini.

Vi consigliamo comunque un abbigliamento da escursione conforme alla stagione variabile e soggetta a forti escursioni termiche.  Per meglio esplorare le gallerie è consigliato portarsi al seguito una torcia elettrica.

Pranzo al sacco.

Per ogni necessità il giorno dell’escursione contattare Moreno 340 8645094

Scarpe & Cervello 2009

Infrastrutture e paesaggi

Le infrastrutture sono quei servizi alla città e al territorio che costruiscono il telaio dell’insediamento urbano o agricolo. Strade, sistemi di adduzione o smaltimento delle acque, strutture di produzione e approvvigionamento energetico, aree attrezzate per gli scambi sono gli strumenti del nostro modo di governare e abitare il territorio.

Attraverso le infrastrutture l’ambiente viene progressivamente attrezzato e organizzato per produrre e vivere. I diversi periodi storici hanno visto diversi livelli dell’infrastrutturazione territoriale ma oggi più aumentano le relazioni e gli scambi e più il rapporto, spesso conflittuale, tra reti infrastrutturali e paesaggi è diventato un argomento consueto del dibattito pubblico. I tecnici leggono il problema delle infrastrutture utilizzando un orizzonte sincronico che si contrappone a quello dei conservazionisti, che invece applicano modelli di lungo periodo. Il risultato è spesso lacerante, come si è visto in occasione della definizione del Corridoio paneuropeo V.

Con questa edizione di Scarpe & Cervello abbiamo intenzione di indagare proprio il rapporto che intercorre tra le infrastrutture, antiche e moderne, e i territori interessati dalle stesse. Il “laboratorio nomade” sui paesaggi avrà modo di percorrere particolari ambienti della regione cogliendo in modo nuovo e non polemico il rapporto tra le attrezzature territoriali e i luoghi che le contengono o che ne vengono attraversati.

Durante le nostre escursioni visiteremo anche infrastrutture “fossili” che pongono il problema del loro riutilizzo. In alcuni casi antiche infrastrutture di collegamento possono diventare straordinari itinerari per osservare i luoghi, altre volte invece l’infrastruttura ha determinato l’irreversibile trasformazione del paesaggio contermine. Segnando pesantemente anche la storia degli uomini come nel caso della diga del Vajont.

Durante questa serie di escursioni percorreremo sentieri che innervavano campi e coltivazioni, strade più o meno antiche, linee ferroviarie dismesse, canali di irrigazione, strutture portuali, dighe, argini, ecc. interrogandoci di volta in volta sul rapporto tra l’attrezzatura territoriale e il contesto ambientale.

Scarpe & Cervello è la campagna di Legambiente del Friuli Venezia Giulia che dal 1994 si interessa ai luoghi proponendo una originale forma di incontro che privilegia gli ambienti e la loro lettura dall’interno. Il laboratorio si sposta durante tutto l’anno nelle diverse regioni del Friuli V.G. per indagare il valore o il dissesto dei paesaggi e proponendo conversazioni e dibattiti da “dentro” i luoghi.

La carovana di Legambiente inizia ad aprile e smette la sua attività ad ottobre permettendo ai cittadini di collaborare a un processo di conoscenza e di elaborazione di idee che poi saranno rese esplicite dalle ufficiali prese di posizioni dell’associazione. L’esperienza, infatti, sviluppa il concetto che solo la frequentazione dello spazio fisico e la conoscenza diretta dei fenomeni che su questo si sono prodotti nel tempo può condurci a una completa lettura dei luoghi. Le scarpe, usate non in termini personali ed edonistici, creano l’occasione per ragionare sulle trasformazioni territoriali confrontandosi direttamente con il modo di sentire delle comunità locali.

La nostra scala di approccio al territorio sarà quella del dettaglio. Gli ambienti verranno letti come dei “microcosmi” nel tentativo di impedire che una visione territoriale, per così dire, “dall’alto” finisca per collocare in categorie omologanti le specificità dei territori più minuti.

Noi proponiamo una valorizzazione della presa di coscienza che le comunità locali dovrebbero avere, e a volte hanno, del loro territorio, invertendo i flussi informativi che attraversano la piramide dell’amministrazione pubblica. Proponiamo, infatti, un’attenzione agli ambienti culturali che dai comuni, attraverso le provincie, arrivi alla regione (dal locale al globale) garantendo una tutela minuta e di dettaglio all’interno di un quadro politico e normativo a scala regionale.

Secondo noi paesaggi, beni culturali, siti archeologici, biotopi, riserve comunali, potrebbero essere cartografati con puntualità all’interno di un processo di pianificazione che deve coinvolgere la comunità locale rendendola protagonista e attore principale di questa specifica politica territoriale.

L’anno scorso la campagna ha cercato di esplorare il concetto di confine nel paesaggio, interrogando il territorio con uno spettro ampio di accezioni possibili e superando l’idea del confine di stato.

Nel 2009 cercheremo di declinare in più modi il concetto di infrastrutture nel tentativo di allontanarci da preconcetti moralistici.

La campagna

Rispetto al contesto culturale, normativo ed operativo, a livello nazionale e nella realtà regionale, si è ritenuto importante che un’associazione come la nostra si attivi con le forze di cui dispone per riproporre l’attenzione sui temi del paesaggio e del governo del territorio in questa regione.

Il modo scelto è quello più diretto e concreto possibile:  entrare “dentro il paesaggio”, iniziare cioè un’esplorazione dei numerosi e diversi luoghi del nostro territorio per riconoscerne e apprezzarne le singolarità, i valori ed anche le problematicità.

Si tratta in sostanza di una serie di escursioni in luoghi noti e meno noti, da percorrere e guardare comunque in modo nuovo, condividendo sensibilità e attenzioni diverse, saperi esperti ed esperienze comuni. Visiteremo paesaggi naturali e   costruiti,  densi di storia o contemporanei,  luoghi del quotidiano e  spazi inusuali. Cercheremo di riconoscere e interpretare i segni della terra e quelli della fatica dell’uomo, le armonie e le dissonanze del paesaggio e ciò che esse significano.

L’iniziativa, oltre al valore immediato rappresentato dalle escursioni, si propone come obiettivo quello di costruire un sistema di conoscenze e di esperienze il più possibile organico e, per certi versi, originale. Questo potrà essere pubblicizzato e diffuso come contributo dell’associazione ad una nuova consapevolezza da parte della comunità e delle istituzioni dei valori e dei problemi del nostro territorio.

Proprio quest’opera di sensibilizzazione e di condivisione di conoscenza rappresenta  la sostanza della campagna. Solo da una rinnovata e diffusa coscienza dell’importanza e del significato del nostro patrimonio territoriale può prendere forma e vigore una domanda sociale di norme e politiche attive di tutela alla quale chi governa la nostra regione dovrà dare adeguata risposta.

ISTRUZIONI PER L’USO

Il nostro obiettivo primario è quello di muovere l’interesse della stampa e della comunità locale e regionale verso il problema della tutela dei luoghi. Durante il percorso vedremo di incontrare amministratori, popolazione e studiosi con i quali dialogare promuovendo il recupero culturale e ambientale del territorio e delle sue forme.

Questa iniziativa ha lo scopo di introdurre chi ci seguirà alla lettura e alla frequentazione di alcuni luoghi del Friuli che riteniamo possano essere percepiti solo se si è “dentro”.

Cosa portarsi al seguito

Per motivi logistici ogni partecipante dovrà avere uno zaino per l’escursione nel quale vi consigliamo di inserire una mantella impermeabile o K-way, una borraccia per l’acqua, maglione, ed un eventuale cambio di  biancheria.

E’ evidente che daremo seguito all’escursione solo se ci sarà il bel tempo.

Difficoltà

L’itinerario è adatto a tutti. Anche per questo si presta anche ai bambini, l’obiettivo non è quello di stabilire dei record di velocità, ma quello di “esplorare” insieme la zona attraversata.

Molto tempo sarà dedicato all’osservazione dei luoghi.

La tessera di Legambiente

Per partecipare all’iniziativa non è necessario essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata. Chiedete la tessera.

Partenza e ritrovo

Chi vuole partecipare all’iniziativa deve presentarsi al punto di ritrovo scritto nel programma. Alla fine dell’escursione riaccompagneremo gli autisti a riprendere le auto lasciate al punto di partenza.

Vettovagliamento

Il pranzo di norma sarà frugale e al sacco. Dove precisato ci sarà la possibilità di accedere a forme di ospitalità locale di qualità fruendo di locali e ristori dotati di un particolare valore aggiunto.

Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.

Modalità di partecipazione

Preferibilmente siete pregati di dare la vostra adesione preventiva agli indirizzi di posta elettronica. Chi avrà prenotato avrà la precedenza. Se, a insindacabile giudizio degli organizzatori, ci fossero troppe adesioni all’iniziativa si riterranno valide le prenotazioni arrivate per prime presso i due indirizzi di posta elettronica.

Lo spirito di collaborazione

L’esperienza escursionistica di Legambiente ci ha insegnato che questo tipo di iniziative funziona se c’è all’interno del gruppo qualcuno che si assume l’onere di gestire: soste, pausa pranzo, tempi, eventuali variazioni dell’itinerario e quant’altro. Chi aderisce all’escursione deve essere in grado di rispettare i tempi e le modalità di visita che saranno di volta in volta esposti dall’organizzazione.

Soprattutto ricordatevi che questa è una iniziativa di volontariato che ha il fine di proporre all’attenzione regionale una questione culturale di grande importanza: la richiesta di un progetto di valorizzazione e pianificazione dei paesaggi naturali e culturali friulani.

Aderendo all’iniziativa ci darete una mano a far arrivare questo messaggio direttamente in Regione, quindi non aspettatevi un’escursione preconfezionata.

NON SIAMO UN’AGENZIA TURISTICA!

Chi vuole partecipare a questa iniziativa deve essere motivato e deve avere voglia di collaborare.

Per informazioni:

  • Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
  • Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambiente.fvg.it,
  • Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambiente.fvg.it
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