Scarpe & Cervello: la costruzione del Consorzio Ledra Tagliamento e le trasformazioni paesaggistiche

Domenica 20 settembre 2009

Una infrastruttura d’acqua: la costruzione del Consorzio Ledra Tagliamento e le trasformazioni paesaggistiche

Ritrovo ore 9,30 a Passariano di Codroipo, di fronte a Villa Manin

In passato uno dei territori friulani più difficili da abitare è stato quello dell’alta pianura, cioè di quello spesso volume di ghiaie che si è depositato per millenni grazie all’infaticabile lavoro delle acque che dopo aver eroso in montagna scendevano al mare depositando il trasporto solido.

Questi territori per la maggior parte dell’anno erano privi di acque superficiali e insediarsi permanentemente in questi spazi era un’opera alquanto difficile.

In epoca medievale questi spazi poco abitati furono colonizzati con una maglia insediativa molto rada che aveva i suoi nodi in piccoli villaggi. Gli ampi spazi che dividevano un abitato dall’altro erano utilizzati per lo più come ambiti di pascolo.

Il villaggio era denso e accentrato, circondato da una corona di orti cintati con siepi o recinti. All’esterno di questo settore c’erano i campi coltivati e mantenuti con poca acqua e caratterizzati dalla mancanza di siepi e recinti: si trattava di campi aperti (openfield). Dal nucleo centrale del villaggio si inoltravano nella campagna arida e pascolabile una raggiera di strade frequentate giornalmente dagli animali per il pascolo vagantivo. Queste strade, ne percorreremo alcune, erano spesso incassate e recintate per impedire agli animali di invadere i campi e i prati dei privati.

Per far sopravvivere la comunità d’uomini e i relativi animali divenne indispensabile elaborare delle tecniche per impedire all’acqua di scomparire sotto terra a ogni pioggia. La risposta degli uomini fu articolata. Per cominciare si collocarono le parti abitate in aree leggermente depresse e al centro di questi ampi slarghi centrali fu costruito lo “sfueì”, una grande pozza d’acqua continuamente mantenuta attraverso opere artificiali di impermeabilizzazione. Verso questo ampio stagno posto al centro del paese si recavano ogni giorno gli animali la sera per la rituale abbeverata, ma gli sfueis era distribuiti anche lungo le principali strade come una cera attrezzatura per il pascolo..

Sfueì e cisterne erano il solo modo che gli abitanti conoscevano per fermare quel bene prezioso. Il grande spazio centrale all’abitato che veniva riservato per questi stagni influenzò la forma stessa del borgo e ancor oggi è difficile capire queste grandi “piazze” se non le immaginiamo piene d’acqua.

In età medievale alcune importanti iniziative di ingegneria garantirono la costruzione di rogge artificiali che partendo dai principali fiumi alpini solcavano le pianure aride portando acqua abbondante anche per gli opifici protoindustriali. In età veneziana si sviluppò ulteriormente la tecnica delle cisterne, ora oggetto di una interpretazione “lagunare”, e si costruirono i primi pozzi profondi, capaci di intercettare de falde sotterranee.

Solo a metà dell’800 si iniziò a discutere sulla possibilità di costruire una rete di canali artificiali capaci di portare l’acqua del Ledra e del Tagliamento nell’alta pianura.

Fu un progetto che durò per decenni e che ancor oggi e continuamente sottoposto a revisione e modifica.

I motivi della visita

Se in età medievale l’insediamento di allevatori aveva trasformato in modo radicale l’originario paesaggio decretando la scomparsa della foresta, altrettanto accadde quanto la tecnica di distribuzione dell’acqua permise di raggiungere le praterie aride. I magredi furono colonizzati e coltivati in modo intensivo vincendo il carattere geologico dei luoghi. Questa grande colonizzazione degli agricoltori sviluppatasi nell’ultimo secolo e mezzo ha completamente trasformato l’aspetto della grande pianura posta a monte delle risorgive. I paesaggi tradizionali a campi aperti velocemente sono stati sostituiti da quelli a campi chiusi coltivati intensivamente. Alle praterie comunali si sono sostituiti i campi cintati a siepe che denunciano l’atteggiamento privatistico di questa trasformazione dei modi d’uso dal territorio. Con questo viaggio in bicicletta nell’alta pianura vogliamo riuscire a leggere questi cambiamenti utilizzando fonti cartografiche antiche e moderne da confrontare durante l’esplorazione.

Bici & Cervello

Una volta tanto non faremo solo una camminata, ma utilizzeremo la bicicletta. Il ritrovo è a Passariano perché qui chi non ha una bicicletta la potrà prendere a noleggio al prezzo di 5 euro al giorno. Chi vuole può raggiungere Passariano con il treno della linea Venezia-Udine approfittando del servizio per le biciclette.

L’itinerario previsto prevede di transitare per Rivolto, cogliendo la specialità dell’insediamento lineare di strada disposto lungo la linea di massima pendenza e chiuso ancor oggi a valle dal segno circolare della cortina fortificata che cingeva la chiesa.

Da qui usciremo verso est per percorrere una delle strade che in antico permettevano di raggiungere la grande prateria arida che divideva il paese da Villacaccia e Basagliapenta. Noteremo come i paesaggi aperti del prato siano in pratica scomparsi per essere stati sostituiti da ambienti coltivati intensivamente e privi di siepi o divisioni fisiche. Da Villacaccia invece percorreremo una strada campestre di antica origine che attraversava campi un tempo tenuti dai privati per il taglio del foraggio e per qualche operazione di pascolo magro. Qui cominceremo ad incontrare siepi tradizionali e filari moderni che cercheremo di riconoscere nella loro specificità.

Raggiungeremo l’insediamento nucleato e di chiara matrice geometrica di Basaliapenta per percepire l’interpretazione della leggera depressione naturale interpretata per fondare il villaggio. Da qui saliremo la pendenza dell’alta pianura seguendo la linea moderna della potente roggia artificiale realizzata per irrigare la pianura secca. Queste linee acque principali scendono molto velocemente la pianura e alimentano decine di prese acque che permettono di portare in quota acqua ai campi. Sono queste le principali infrastrutture acque che giustificano le centinaia di chilometri di canalette in cemento che solcano le antiche pianure. Raggiungeremo così il villaggio di Tomba e poco a monte l’insediamento protostorico del villaggio arginato di Savalons.

Anche questi grandi villaggi protetti da fossati, argini e palizzate dovettero fare i conti con la carenza d’acqua e ancora oggi è poco chiaro quali strategie avessero sviluppato per risolvere il problema dell’approvvigionamento idrico per uomini e animali.

Lungo una antica strada campestre raggiungeremo Mereto di Tomba e poi Barazzetto, villaggi sorti nei pressi del solo torrente, il Corno, in grado di garantire un sufficiente approvvigionamento idrico almeno per alcuni mesi all’anno.

Da Barazzetto saliremo sulla sponda di un antico terrazzo fluviale attribuibile alle sovrascavazioni del Corno e percorso in antico da una strada che conduceva ai pascoli. Finiremo così all’interno di un paesaggio agrario del tutto diverso, il paesaggio dei riordini fondiari degli anni ’80 del secolo scorso. Il contestato processo di sostituzione delle trame antiche dell’insediamento con un particellato ampio e moderno giustificato da un moderno sistema di irrigazione a pioggia. Poco a valle rintracceremo invece un importante segno territoriale altrettanto razionale ma attribuibile al XVIII secolo, lo stradone di Villa Manin, una delle strutture di disegno agrario più grandi di tutto il Friuli. Questa strada posta in asse con la villa di Passariano innervava le proprietà della famiglia udinese ed è un segno importante di questo riordino fondiario di età barocca. Un segno territoriale che voleva ordinare il contesto dei cambi sull’orientamento della grande residenza nobiliare costruendo un asse viario che corrispondesse ai canoni estetici della prospettiva. Una strada che non assolveva più solo alle funzioni di semplice collegamento, ma organizzava e riassumeva in termini simbolici la macchina produttiva della villa moderna e privata, oggetto territoriale ed economico ormai alternativo agli adiacenti villaggi di tradizione medievale.

Lungo questo asse in parte alberato con finalità scenografiche rientreremo lentamente verso Villa Manin cogliendo l’effetto del lento declivio delle ghiaie e i paesaggi modernissimi dei frutteti che stanno invadendo questo tratto di pianura irrigata artificialmente.

Il rientro è previsto per le 17,00.

Per partecipare

Per arrivare al punto del ritrovo percorrete la statale 13 e seguite le indicazioni per Villa Manin. Il noleggio delle bici è adiacente al parcheggio ovest.

L’escursione prevede una lenta passeggiata in bicicletta con una sosta da stabilire per il pranzo

Pranzo al sacco.

Per ogni necessità il giorno dell’escursione contattare Moreno 340 8645094

Scarpe & Cervello 2009

INFRASTRUTTURE E PAESAGGI
Le infrastrutture sono quei servizi alla città e al territorio che costruiscono il telaio dell’insediamento urbano o agricolo. Strade, sistemi di adduzione o smaltimento delle acque, strutture di produzione e approvvigionamento energetico, aree attrezzate per gli scambi sono gli strumenti del nostro modo di governare e abitare il territorio.

Attraverso le infrastrutture l’ambiente viene progressivamente attrezzato e organizzato per produrre e vivere. I diversi periodi storici hanno visto diversi livelli dell’infrastrutturazione territoriale ma oggi più aumentano le relazioni e gli scambi e più il rapporto, spesso conflittuale, tra reti infrastrutturali e paesaggi è diventato un argomento consueto del dibattito pubblico. I tecnici leggono il problema delle infrastrutture utilizzando un orizzonte sincronico che si contrappone a quello dei conservazionisti, che invece applicano modelli di lungo periodo. Il risultato è spesso lacerante, come si è visto in occasione della definizione del Corridoio paneuropeo V.

Con questa edizione di Scarpe & Cervello abbiamo intenzione di indagare proprio il rapporto che intercorre tra le infrastrutture, antiche e moderne, e i territori interessati dalle stesse. Il “laboratorio nomade” sui paesaggi avrà modo di percorrere particolari ambienti della regione cogliendo in modo nuovo e non polemico il rapporto tra le attrezzature territoriali e i luoghi che le contengono o che ne vengono attraversati.

Durante le nostre escursioni visiteremo anche infrastrutture “fossili” che pongono il problema del loro riutilizzo. In alcuni casi antiche infrastrutture di collegamento possono diventare straordinari itinerari per osservare i luoghi, altre volte invece l’infrastruttura ha determinato l’irreversibile trasformazione del paesaggio contermine. Segnando pesantemente anche la storia degli uomini come nel caso della diga del Vajont.

Durante questa serie di escursioni percorreremo sentieri che innervavano campi e coltivazioni, strade più o meno antiche, linee ferroviarie dismesse, canali di irrigazione, strutture portuali, dighe, argini, ecc. interrogandoci di volta in volta sul rapporto tra l’attrezzatura territoriale e il contesto ambientale.

Scarpe & Cervello è la campagna di Legambiente del Friuli Venezia Giulia che dal 1994 si interessa ai luoghi proponendo una originale forma di incontro che privilegia gli ambienti e la loro lettura dall’interno. Il laboratorio si sposta durante tutto l’anno nelle diverse regioni del Friuli V.G. per indagare il valore o il dissesto dei paesaggi e proponendo conversazioni e dibattiti da “dentro” i luoghi.

La carovana di Legambiente inizia ad aprile e smette la sua attività ad ottobre permettendo ai cittadini di collaborare a un processo di conoscenza e di elaborazione di idee che poi saranno rese esplicite dalle ufficiali prese di posizioni dell’associazione. L’esperienza, infatti, sviluppa il concetto che solo la frequentazione dello spazio fisico e la conoscenza diretta dei fenomeni che su questo si sono prodotti nel tempo può condurci a una completa lettura dei luoghi. Le scarpe, usate non in termini personali ed edonistici, creano l’occasione per ragionare sulle trasformazioni territoriali confrontandosi direttamente con il modo di sentire delle comunità locali.

La nostra scala di approccio al territorio sarà quella del dettaglio. Gli ambienti verranno letti come dei “microcosmi” nel tentativo di impedire che una visione territoriale, per così dire, “dall’alto” finisca per collocare in categorie omologanti le specificità dei territori più minuti.

Noi proponiamo una valorizzazione della presa di coscienza che le comunità locali dovrebbero avere, e a volte hanno, del loro territorio, invertendo i flussi informativi che attraversano la piramide dell’amministrazione pubblica. Proponiamo, infatti, un’attenzione agli ambienti culturali che dai comuni, attraverso le provincie, arrivi alla regione (dal locale al globale) garantendo una tutela minuta e di dettaglio all’interno di un quadro politico e normativo a scala regionale.

Secondo noi paesaggi, beni culturali, siti archeologici, biotopi, riserve comunali, potrebbero essere cartografati con puntualità all’interno di un processo di pianificazione che deve coinvolgere la comunità locale rendendola protagonista e attore principale di questa specifica politica territoriale.

L’anno scorso la campagna ha cercato di esplorare il concetto di confine nel paesaggio, interrogando il territorio con uno spettro ampio di accezioni possibili e superando l’idea del confine di stato.

Nel 2009 cercheremo di declinare in più modi il concetto di infrastrutture nel tentativo di allontanarci da preconcetti moralistici.

La campagna

Rispetto al contesto culturale, normativo ed operativo, a livello nazionale e nella realtà regionale, si è ritenuto importante che un’associazione come la nostra si attivi con le forze di cui dispone per riproporre l’attenzione sui temi del paesaggio e del governo del territorio in questa regione.

Il modo scelto è quello più diretto e concreto possibile:  entrare “dentro il paesaggio”, iniziare cioè un’esplorazione dei numerosi e diversi luoghi del nostro territorio per riconoscerne e apprezzarne le singolarità, i valori ed anche le problematicità.

Si tratta in sostanza di una serie di escursioni in luoghi noti e meno noti, da percorrere e guardare comunque in modo nuovo, condividendo sensibilità e attenzioni diverse, saperi esperti ed esperienze comuni. Visiteremo paesaggi naturali e   costruiti,  densi di storia o contemporanei,  luoghi del quotidiano e  spazi inusuali. Cercheremo di riconoscere e interpretare i segni della terra e quelli della fatica dell’uomo, le armonie e le dissonanze del paesaggio e ciò che esse significano.

L’iniziativa, oltre al valore immediato rappresentato dalle escursioni, si propone come obiettivo quello di costruire un sistema di conoscenze e di esperienze il più possibile organico e, per certi versi, originale. Questo potrà essere pubblicizzato e diffuso come contributo dell’associazione ad una nuova consapevolezza da parte della comunità e delle istituzioni dei valori e dei problemi del nostro territorio.

Proprio quest’opera di sensibilizzazione e di condivisione di conoscenza rappresenta  la sostanza della campagna. Solo da una rinnovata e diffusa coscienza dell’importanza e del significato del nostro patrimonio territoriale può prendere forma e vigore una domanda sociale di norme e politiche attive di tutela alla quale chi governa la nostra regione dovrà dare adeguata risposta.

ISTRUZIONI PER L’USO

Il nostro obiettivo primario è quello di muovere l’interesse della stampa e della comunità locale e regionale verso il problema della tutela dei luoghi. Durante il percorso vedremo di incontrare amministratori, popolazione e studiosi con i quali dialogare promuovendo il recupero culturale e ambientale del territorio e delle sue forme.

Questa iniziativa ha lo scopo di introdurre chi ci seguirà alla lettura e alla frequentazione di alcuni luoghi del Friuli che riteniamo possano essere percepiti solo se si è “dentro”.

Cosa portarsi al seguito

Per motivi logistici ogni partecipante dovrà avere uno zaino per l’escursione nel quale vi consigliamo di inserire una mantella impermeabile o K-way, una borraccia per l’acqua, maglione, ed un eventuale cambio di  biancheria.

E’ evidente che daremo seguito all’escursione solo se ci sarà il bel tempo.

Difficoltà

L’itinerario è adatto a tutti. Anche per questo si presta anche ai bambini, l’obiettivo non è quello di stabilire dei record di velocità, ma quello di “esplorare” insieme la zona attraversata.

Molto tempo sarà dedicato all’osservazione dei luoghi.

La tessera di Legambiente

Per partecipare all’iniziativa non è necessario essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata. Chiedete la tessera.

Partenza e ritrovo

Chi vuole partecipare all’iniziativa deve presentarsi al punto di ritrovo scritto nel programma. Alla fine dell’escursione riaccompagneremo gli autisti a riprendere le auto lasciate al punto di partenza.

Vettovagliamento

Il pranzo di norma sarà frugale e al sacco. Dove precisato ci sarà la possibilità di accedere a forme di ospitalità locale di qualità fruendo di locali e ristori dotati di un particolare valore aggiunto.

Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.

Modalità di partecipazione

Preferibilmente siete pregati di dare la vostra adesione preventiva agli indirizzi di posta elettronica. Chi avrà prenotato avrà la precedenza. Se, a insindacabile giudizio degli organizzatori, ci fossero troppe adesioni all’iniziativa si riterranno valide le prenotazioni arrivate per prime presso i due indirizzi di posta elettronica.

Lo spirito di collaborazione

L’esperienza escursionistica di Legambiente ci ha insegnato che questo tipo di iniziative funziona se c’è all’interno del gruppo qualcuno che si assume l’onere di gestire: soste, pausa pranzo, tempi, eventuali variazioni dell’itinerario e quant’altro. Chi aderisce all’escursione deve essere in grado di rispettare i tempi e le modalità di visita che saranno di volta in volta esposti dall’organizzazione.

Soprattutto ricordatevi che questa è una iniziativa di volontariato che ha il fine di proporre all’attenzione regionale una questione culturale di grande importanza: la richiesta di un progetto di valorizzazione e pianificazione dei paesaggi naturali e culturali friulani.

Aderendo all’iniziativa ci darete una mano a far arrivare questo messaggio direttamente in Regione, quindi non aspettatevi un’escursione preconfezionata.

NON SIAMO UN’AGENZIA TURISTICA!

Chi vuole partecipare a questa iniziativa deve essere motivato e deve avere voglia di collaborare.

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