Lettera aperta ai Sindaci del basso corso del Piave

civettaRiceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera-appello ai Sindaci rivieraschi del basso corso del Piave dell’Associazione Naturalistica Sandonatese sul programmato disboscamento delle sponde del basso corso del Piave.

Gentili Signore e Signori Sindaci,

raramente si è verificato, come in questo caso, che il vostro ruolo e il vostro peso politico potessero essere apprezzati dai cittadini. Mai come in questo caso è accaduto che un abusato slogan quale “Paroni a casa nostra” potesse trovare una congrua traduzione nell’azione politica.

Il problema è quello, noto, del disboscamento delle sponde del basso corso del Piave. Il progetto è di matrice regionale. Si tratta, ovviamente della Regione Veneto: la stessa che afferma ad ogni occasione di avere in massima considerazione l’ambiente e il paesaggio, ma anche la stessa che per la millantata messa in sicurezza del Piave riesce a stanziare appena 2 milioni di euro (per l’inutile riallagamento Valle Vecchia se ne spenderanno ben 30!).

Scorrendo il progetto c’è effettivamente da rimanere annichiliti nel constatare come la ragione ingegneristica (peraltro ridimensionata nella efficacia delle proprie soluzioni dallo stesso Professor Luigi D’Alpaos dell’Università di Padova, massima autorità in materia) prevalga su ogni altra e su ogni altro valore dell’area oggetto dell’intervento. Anziché lasciare gli alberi più significativi e ripulire le sponde dopo decenni di incuria, si disbosca praticamente a raso lasciando qualche alberello stentoreo.

In tal modo si ignora, ad esempio, che la robinia recisa ricaccerà migliaia e migliaia di polloni, vanificando in breve l’asserita utilità della “pulizia”. Si ignora che gli alberi importanti, che sono numerosi e straordinariamente pregevoli in termini paesaggistici ed ecologici (vedi anche il volume “I grandi alberi della Provincia di Venezia”, pubblicato dalla stessa Provincia qualche anno fa), contribuiscono al consolidamento delle fragili scarpate di sabbia. E si giunge ad affermare (cosa risibile se non fosse asserita da un ingegnere che fa le improbabili veci di forestale) che la conservazione di qualche tronco morto è una scelta dettata da ragioni ecologiche. Come se un albero morto senza il bosco che lo circondava potesse dare rifugio ad altro che a formiche.

Di fronte a tutto questo, di fronte ad una logica amministrativa che ignora le istanze degli enti di livello inferiore (vedi petizione dei sindaci e della Provincia del 27 ottobre 2005) e che ritiene ininfluenti quelle dei cittadini, che a migliaia ormai protestano; di fronte a questo “muro di gomma” che spaccia per salvatori del territorio tecnici che il territorio considerano semplicemente un cantiere in cui fare qualcosa nei limiti delle disponibilità economiche; di fronte a questa situazione quanto meno kafkiana, noi chiediamo che Voi sindaci facciate la vostra parte nei confronti della Regione, in modo tale da rappresentare le nostre istanze.

Il Piave è nostro, di chi vive nel suo territorio e di chi lo frequenta quotidianamente. Non é della Regione, né del Genio Civile, della Protezione Civile o dell’Autorità di bacino, se ne esiste una. Il Piave è la nostra identità e come tale vi chiediamo, con forza e con rabbia, di impegnarvi per conservarla. Per dimostrare, finalmente, se anche voi siete cittadini di questo territorio e ne avete a cuore i problemi.

Oltre tutto, caso mai servisse a muovere gli indecisi, possiamo assicurare che mai come in questo caso le ragioni di un impegno hanno visto concordi cittadini di ogni fede politica.

Signori Sindaci, per favore, dimostrate di esistere e quanto alla sicurezza del Piave, discutiamone seriamente e adottiamo soluzioni che non siano grotteschi ripieghi. Senza dimenticare, se non foste stati informati, che il 2010 è stato proclamato Anno Internazionale della Biodiversità.

Cordialmente

Il Presidente

Michele Zanetti

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