MONI OVADIA: Il registro dei peccati

Moni Ovadia, 12 marzo 2011 a Noventa di Piave, Teatro della NeveMONI OVADIA: Il registro dei peccati
rapsodia lieve per racconti, melopee, narrazioni e storielle

Moni Ovadia ama definirsi “Un ebreo di origine bulgara, non ortodosso, di formazione marxista, vegetariano e soprattutto con un’identità nomade“.

Se gli si chiede il perché del suo essere “nomade”, risponde che l’identità ebraica stessa è nomade.

Infatti Dio avrebbe detto all’ebreo:

“La terra è mia. Tu vi abiterai come soggiornante”.

In ebraico “soggiornante” e “straniero” sono la medesima parola, a voler ribadire che davanti a Dio tutti gli uomini sono “stranieri”.

Per questo esisterebbe un solo modo di vivere in pace su questa terra: da straniero fra gli stranieri.

Moni Ovadia ci prova da tempo a trasmettere una filosofia di vita, antica come il mondo, attraverso strumenti altrettanto antichi e nobili: oltre alla preghiera e lo studio, anche il canto, la danza, la narrazione e perché no, l’umorismo.

L’umorismo, appunto.

Dice Ovadia che il primo vero umorista fu Abramo; Abramo avrebbe riso di cuore alla notizia di diventare padre alla sua veneranda età.

E fu così divertito che chiamò suo figlio “Isacco”, che significa appunto “colui che ride”.

Il ridere ebraico affonda le sue radici lontano, nelle origini della Sacra Scrittura, in quell’Annunciazione biblica tenuta generalmente in minor conto di quella cristiana e che pure svolge un ruolo fondamentale nella formazione dell’identita’ ebraica.

L’arcangelo annuncia ad Abramo ultracentenario che avra’ un figlio da sua moglie Sara ultranovantenne e gia’ sterile nei suoi anni fecondi.

Abramo ride, e Sara, che ha udito da lontano, ride anche lei.

L’arcangelo le fa notare la sua impertinenza.

Sara nega di aver riso, ma l’arcangelo ribadisce: “No! Tu hai riso!”.

Ho sempre immaginato con malizioso piacere il riso dell’Eterno quando vede l’espressione di Sara e di Abramo di fronte a questa impossibile gravidanza.

Comunque l’Eterno chiedera’ che questo figlio del miracolo abbia nome Hzkak (Isacco), che significa “colui che ride”.

Il figlio del grande “traghettatore” il quale dara’ discendenza alla stirpe di Israele ha il riso nel nome e, considerando che il nome salda l’anima al corpo dell’essere umano, non e’ difficile capire la centralita’ del ridere nel pensiero ebraico.

L’umorismo degli ebrei che dalla Torah e dal Talmud, attraverso i maestri del Khassidismo, scende nel letz e nel badkhen, mitici giullari e buffoni del mondo ebraico creatori del witz, arriva fino a noi con i grandi comedians della Mitteleuropa e d’oltreoceano.

Questo umorismo e’ un bagliore filosofico che illumina le insolubili contraddizioni dell’esistenza attraverso un vertiginoso meccanismo autodelatorio, e’ la critica della ragion paradossale che spiazza la violenza e sfibra il pregiudizio.

(“Divertiti Roberto, da oggi sei ebreo honoris causa”, di Moni Ovadia, Il Corriere della sera, 19/12/2007)

Moni Ovadia nasce a Plovdiv, in Bulgaria nel 1946, ma si trasferisce quasi subito con la famiglia a Milano.

La sua è una famiglia di ascendenza ebraica sefardita, ma di fatto impiantata da molti anni in ambiente di cultura yiddish e mitteleuropea.

Questa circostanza influenza profondamente tutta la sua opera di uomo e di artista, dedito costantemente al recupero e alla rielaborazione del patrimonio artistico, letterario, religioso e musicale degli ebrei dell’Europa orientale.

La grande svolta è lo spettacolo Oylem Goylem (“Il mondo è scemo”, in lingua yiddish), con cui si impone all’attenzione del grande pubblico.

Lo spettacolo fonde abilmente musica klezmer, che Ovadia canta con voce profonda e appassionata, a riflessioni condotte alla luce della cultura e del witz, il tradizionale umorismo ebraico, a più leggere storielle e barzellette…

Moni Ovadia, oggi è considerato uno dei più prestigiosi e popolari uomini di cultura ed artisti della scena italiana, il suo teatro musicale ispirato alla cultura yiddish, che ha contribuito a fare conoscere e di cui ha dato una lettura contemporanea è unico nel suo genere.

Teatrino della neve

Via Noventa, 47 – 30027 San Donà di Piave (Ve)
www.teatrinodellaneve.cominfo@teatrinodellaneve.com
0421.331229 – 348.2220410 – 347.7597167

Teatrino della Neve, Noventa di Piave, Venezia

Prossimi appuntamenti:

Domenica 17 Aprile 2011

  • MARCO PAOLINI , “LA MACCHINA DEL CAPO”.
    L’attore veneto racconta di infanzia non protetta da cordoni sanitari di adulti, di primi giorni di scuola, di campetti di periferia, di viaggi in treno e di vacanze avventurose. Narra di un bambino di 10 anni e della sua fretta di crescere.

Sabato 7 Maggio 2011

  • WALTER SABATO,  “GABER CON OSPITI”
    Viaggio nel teatro-canzone di Giorgio Gaber, dove la riflessione sul destino dell’uomo contemporaneo, con le sue paure e le sue contraddizioni, assume i tratti della comicità e dell’ironia, ma anche quelli della più ferma indignazione.

Sabato 21 Maggio 2011

  • ASCANIO CELESTINI, “LA FILA INDIANA”
    Racconti contro il razzismo scritti in fretta dopo l’incendio di un campo nomadi, dopo il naufragio di una barca di emigranti. Frammenti narrativi di storie vecchie e nuove, alle quali, se ne aggiungono altre di sera in sera, nel corso della tournèe.
    Parco di Villa Cà Zorzi, in collaborazione con Fabula.
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