Venezia naturalista

Con l’inizio del Novecento il territorio del Veneto Orientale ha subito trasformazioni radicali, sono stati costruiti argini per imbrigliare i corsi d’acqua, sono state bonificate le lagune e le paludi causa di malaria, sono stati distrutti i boschi che occupavano vaste superfici per ricavarne terre per l’agricoltura. Si ha notizia che gran parte dei boschi presenti nel territorio del Veneto Orientale era ciò che rimaneva dell’antica Selva Lupanica e della Gallicae Paludes nominata dagli antichi scrittori. I fiumi, i canali, le paludi ed i boschi sono diventati nel corso dei secoli risorse strategiche per la Serenissima Repubblica di Venezia: erano vie di comunicazione e commercio, ambienti che fornivano legname per costruzioni civili e per la flotta navale ed erano considerati come proprietà demaniale gestita direttamente dai tecnici dell’Arsenale. Questa situazione è ben documentata nella cartografia dell’Imperial Regio Stato Austriaco detentore di questi territori dopo la caduta definitiva della Serenissima. Con il degrado subito dai boschi durante i due conflitti mondiali, con l’esigenza di far rendere maggiormente i terreni e con l’arrivo di macchine sempre più potenti, si è giunti a un modello di paesaggio organizzato in grandi superfici spianate e drenate eliminando fossi e scoline, perdendo così anche le alberature lungo i corsi d‘acqua. L’ambiente costiero di transizione tra la terraferma e il mare, invece, è in continua evoluzione tra processi di graduale interramento e di progressiva erosione. Partendo dalla zona costiera più a est, troviamo due aree di grande rilevanza ambientale, retrostanti l’abitato di Bibione che costituiscono un’importante complesso vallivo di circa 615 ettari composto da Val Grande e Vallesina. Esse a differenza delle vicine valli lagunari, sono entrambe ricavate tra le lame deltizie della foce del Tagliamento. Nella zona più a est di Bibione possiamo visitare un territorio caratterizzato dalla presenza di una pineta posta nella fascia retrodunale, formazione dovuta in gran parte ad un rimboschimento iniziato negli anni ‘30 e terminato nel dopoguerra con lo scopo di proteggere dai forti venti i terreni agricoli recuperati con le opere di bonifica. La zona che meglio illustra questo stato è proprio il Lido dei Pini, la zona del faro, sulla foce del Tagliamento, dove troviamo la porzione “relitta” più importante nel territorio. Spostandoci più a sud troviamo Valle Vecchia, un’isola di circa 700 ettari posta tra Caorle e Bibione, bonificata negli anni ’60, è Zona di Protezione Speciale e Sito di Importanza Comunitaria di grande interesse ecologico.  Da anni si sta sviluppando un progetto di rinaturalizzazione che in questo momento ha ripristinato 20 km. di siepi campestri, 170 ettari di bosco, 60 ettari di zone umide che, assieme alla spiaggia priva di insediamenti turistici, arricchita da una ricca pineta con un complesso sistema di dune, rappresentano un habitat importante per molte specie animali e vegetali. La laguna di Caorle si spinge su fino a Valle Zignago e lambisce il centro abitato di San Gaetano ai margini di Valle Grande, famoso per i trascorsi di Ernest Hemingway che qui prese lo spunto per alcune pagine indimenticabili del libro “Di là dal fiume e tra gli alberi”. Scendendo la costa verso sud-ovest, lasciata la parte più orientale del Veneto, troviamo la rigogliosa pineta di Eraclea Mare, ideale per passeggiare a piedi o in bicicletta attraverso numerosi sentieri in mezzo alla natura fino a giungere alla laguna del Mort. Si tratta di un tratto di mare separato dalle acque libere a causa della deviazione del Piave avvenuta il 5 ottobre del 1935 quando, in seguito 5 ottobre del 1935 quando, in seguito ad una piena senza precedenti, il fiume straripò, abbandonando il suo corso che sfociava nella Marina di Eraclea, aprendosi la strada per giungere nell’attuale estuario di Cortellazzo (dove regna un ambiente forestale di pineta situato su dune fossili, recentemente restaurato con tratti caratterizzati da un fitto sottobosco alternati a radure erbacee). L’alveo del fiume rimase così isolato dal mare, trasformandosi in una piccola laguna costiera con acque basse. L’ ambiente alimentato dal mare attraverso una piccola bocca è un sito di notevole interesse naturalistico data l’elevata presenza di specie di flora e fauna di interesse comunitario. Proseguendo, arriviamo a Jesolo e scopriamo due elementi che caratterizzano fortemente il territorio: il Sile, che spingendosi fino a Quarto D’Altino, presenta siti di interesse naturalistico come l’Ansa di S. Michele Vecchio dove sono ancora visibili resti di paludi perifluviali e boschi riparali un tempo diffusi lungo tutto il corso dei fiumi planiziali (di pianura), e l’Oasi di Trepalade dove i piccoli mammiferi, i rettili, gli anfibi e molte specie di uccelli trovano l’ambiente ideale per riprodursi; la Laguna di Venezia, che nella sua parte più a nord, incorpora la valle “Dragojesolo”.  La valle, infatti, fa parte della Laguna Nord, modellata dalla tipica vegetazione alofila emersa: habitat ideale per numerose specie di uccelli acquatici. E’ possibile osservare questo paesaggio lagunare percorrendo la Via dei Salsi che da Jesolo Paese conduce a Lio Maggiore, attraverso un interessante percorso rurale dove si alternano coltivazioni estensive da una parte e valli da pesca dall’altra.  L’ampio paesaggio selvaggio delle mutevoli barene e delle valli da pesca ci fa dimenticare le trasformazioni subite dal territorio paludoso che riappare giunti alla foce del Sile, meglio conosciuta come Piave Vecchia.  Il Piave in questi territori ha da sempre determinato il paesaggio. Lungo le sue sponde, soprattutto in quella destra, si possono scoprire i residui di una vegetazione che ha subito nel tempo oltre che l’intervento umano anche la natura del fiume.  Un notevole esempio è il Parco Fluviale di San Donà di Piave, che presenta scorci di notevole fascino, belle radure ed un patrimonio boschivo di particolare pregio. La golena può essere percorsa in bicicletta o a piedi sulla sponda destra nel tratto che unisce San Donà di Piave e Noventa, nonché sulla sponda sinistra nel tratto tra San Donà e Noventa.  Anche quest’ultima località ha ricavato all’interno della golena del fiume uno spazio destinandolo a parco fluviale.  Bellissima anche la passeggiata lungo l’argine tra Noventa e Fossalta, collegate tra loro da un caratteristico ponte di barche.  In prossimità del ponte si trova anche una lapide a testimonianza della presenza di Ernest Hemingway, qui ferito durante il primo conflitto mondiale, che nel dopoguerra tornò spesso in questi luoghi, affascinato dalla bellezza del paesaggio. Proseguendo verso est, per ritrovare siti di una certa rilevanza ambientale, dobbiamo giungere all’interno del territorio comunale di San Stino di Livenza dove troviamo due boschi di antica origine, ma ricostruiti con un progetto di ripristino dell’ecosistema che ha interessato una superficie di 110 ettari. I boschi di Bandiziol e Prassacon sono gli originari discendenti del “bosco di San Marco” e del “bosco delle Grive, detto di Comun” che la Repubblica Serenissima di Venezia possedeva in questo territorio.  All’interno dell’impianto boschivo di Bandiziol troviamo una piccola zona umida, la Palù di Bandiziol, a testimonianza di quello che era il territorio ed il paesaggio, mentre nel cuore dello stesso si può visitare Pra’ del Roccolo che testimonia l’antica tecnica di uccellagione usata da Greci e Romani e tramandata fino ai nostri giorni. Continuando il viaggio verso Portogruaro, troviamo il bosco di Lison ed il piccolo bosco Zacchi in località Martignon, tutti e due relitti di una antica foresta planiziale. Arrivati a Portogruaro possiamo visitare un’area di grande rilevanza paesaggistica costituita dai fiumi Lemene e Reghena. E’ un territorio ricco di acque, boschi e comprensori prativi, ma anche di mulini che nei tempi producevano ricchezza e benessere. Alcuni opifici idraulici sono stati ristrutturati, altri invece sono scomparsi, abbandonati; primi fra tutti i mulini di Stalis, il mulino di Boldara, il mulino de la Sega, quello di Gruaro, quello di Nogarol e quello di Bagnara.  Altro elemento suggestivo è la riconversione di cave di ghiaia in laghetti che ben si inseriscono nel contesto ambientale; l’esempio principale lo possiamo vedere nella frazione di Giai con il Lago Azzurro.  Anche il boschetto di Villa Bombarda si trova ben inserito in questa fetta di territorio che abbraccia Portogruaro, Cinto Caomaggiore e Gruaro. Proseguendo verso Fossalta di Portogruaro, è d’obbligo una visita alla quercia monumentale nella località di Villanova; da qui proseguiremo fino a giungere a Villa Mocenigo di Alvisopoli dove possiamo visitare un bellissimo parco inserito all’interno della villa: un residuo di bosco planiziario (di pianura), trasformato dal nobile veneziano Alvise Mocenigo in un giardino alla moda con l’introduzione di specie esotiche, lo scavo di canali, l’apertura di una serie di sentieri delimitati da siepi di bosco.  Il complesso, versato per alcuni decenni in uno stato di completo abbandono, ha permesso alle specie arboree spontanee di riprendere il sopravvento, per cui ora ci si trova in presenza di una formazione vegetale che non differisce molto dai tipici boschi umidi della pianura padana. Finiamo l’itinerario al confine con la regione Friuli Venezia Giulia, spostati più a nord dal punto di partenza del nostro viaggio, lungo le sponde del Tagliamento.  Anche qui come nel Piave, la vegetazione arborea si è insediata lungo le sponde del fiume, nelle aree golenali, partendo dalla palude sorgiva della Grava di Malafesta (palude che rappresenta l’unico biotopo all’interno della Provincia di Venezia dove la riproduzione di specie di rallidi e passeriformi viene frequentata sia per il rifornimento alimentare, che per la sosta di uccelli migratori) e passando per San Giorgio, San Michele, San Filippo e Cesarolo fino a Bevazzana.  Il paesaggio è abbastanza uniforme, mentre, proseguendo verso il mare acquista le caratteristiche delle aree vallive lagunari. Dopo questa escursione tra boschi, lagune e acque interne, segnaliamo la possibilità agli appassionati di subacquea di visitare “la tegnùa” di Falconera; le tegnùe sono dei substrati solidi naturali di diversa origine che caratterizzano l’Alto Adriatico e sono particolarmente numerose e diversamente distribuite nel tratto di mare antistante il nostro litorale. Queste strutture presentano dimensioni e morfologia molto variabili, possono avere una elevazione dal livello del fondale che va da pochi centimetri sino ad oltre 2 – 3 metri.  Sono isole faunistiche di grande importanza per la presenza di alghe, coralli, pesci e crostacei che trovano riparo in queste formazioni riconosciute come Zone di Tutela Biologica.

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